
L’incident response è l’insieme di persone, procedure e strumenti utilizzati per rilevare, analizzare, contenere e gestire un incidente di sicurezza, fino al ripristino dei sistemi e alla revisione delle misure di protezione.
Questa è la spiegazione tecnica, ma in pratica cosa vuol dire? Come sempre, cercheremo di spiegarlo in modo semplice.
Un attacco ransomware blocca alcuni server aziendali. Un dipendente segnala un accesso sospetto. Un’applicazione smette di funzionare dopo una modifica non autorizzata. Qual è la prima cosa da fare? Chi deve intervenire? È necessario spegnere i sistemi, isolare una macchina o avvisare clienti e autorità?
Quando si verifica un incidente informatico, improvvisare può aumentare i tempi di fermo e rendere più difficile comprendere cosa sia realmente accaduto. L’incident response, o risposta agli incidenti informatici, serve proprio a evitare questo scenario.
Non riguarda quindi soltanto il momento in cui avviene l’attacco. Una gestione efficace comincia prima dell’emergenza, integrando la cyber security in azienda; definendo cioè ruoli, responsabilità, contatti, strumenti di monitoraggio e procedure operative.
Che cos’è l’incident response
Anche l’incident response, come il BCP, è un processo strutturato per affrontare eventi che possono compromettere la riservatezza, l’integrità o la disponibilità di dati, sistemi e servizi informatici.
Un incidente di sicurezza può assumere forme diverse:
- infezione da malware o ransomware;
- accesso non autorizzato a sistemi e account;
- furto o esposizione di dati;
- compromissione di credenziali;
- attacco DDoS;
- modifica non autorizzata di applicazioni o configurazioni;
- utilizzo improprio dei sistemi da parte di utenti interni;
- vulnerabilità sfruttata su server, applicazioni o servizi cloud.
L’obiettivo di questo processo è comprendere l’estensione dell’incidente, limitarne l’impatto, conservare le informazioni utili all’analisi e ripristinare l’operatività in condizioni controllate.
Nel 2025 il NIST ha pubblicato la revisione 3 della guida SP 800-61, collegando la risposta agli incidenti al Cybersecurity Framework 2.0. Nel nuovo modello, le attività di incident response sono organizzate intorno alle funzioni Detect, Respond e Recover, mentre Govern, Identify e Protect rappresentano attività più ampie di gestione del rischio che preparano e supportano la risposta.
Perché l’incident response è importante
Nessuna misura di sicurezza può eliminare completamente la possibilità che si verifichi un incidente. Firewall, sistemi EDR, autenticazione multifattore, backup e monitoraggio riducono i rischi, ma devono essere accompagnati da procedure che stabiliscano cosa fare quando viene rilevata un’anomalia.
Un piano di risposta agli incidenti aiuta l’azienda a:
- ridurre il tempo necessario per riconoscere l’incidente;
- assegnare rapidamente compiti e responsabilità;
- limitare la propagazione della minaccia;
- proteggere i sistemi non ancora coinvolti;
- raccogliere log e altre evidenze utili;
- coordinare tecnici, management, consulenti e area legale;
- ripristinare i servizi secondo priorità definite;
- documentare decisioni e attività svolte;
- individuare le cause e migliorare le misure di sicurezza.
Queste attività si sottolinea l’importanza di pianificare sia la risposta sia il recupero dopo un attacco, predisponendo in anticipo un Incident Response Plan e un Disaster Recovery Plan.
Quali sono le fasi dell’incident response
Anche se i framework possono organizzare il processo in modi differenti, una procedura operativa di gestione degli incidenti informatici può essere descritta attraverso sei fasi principali.
1. Preparazione dell’Incident Response Plan
La preparazione avviene prima dell’incidente. In questa fase l’azienda definisce il proprio Incident Response Plan, cioè il documento che stabilisce come riconoscere, classificare e gestire gli eventi di sicurezza.
Il piano dovrebbe indicare:
- ruoli e responsabilità;
- componenti dell’Incident Response Team;
- contatti interni ed esterni;
- criteri per stabilire la gravità di un incidente;
- procedure di escalation;
- strumenti disponibili;
- sistemi e servizi prioritari;
- modalità di comunicazione;
- procedure per la raccolta delle evidenze;
- riferimenti a eventuali obblighi di notifica;
- playbook per gli scenari più probabili.
Un piano generico scaricato da Internet può essere un punto di partenza, ma deve essere adattato all’infrastruttura, all’organizzazione, ai dati trattati e ai rischi specifici dell’azienda.
È importante anche prevedere canali di comunicazione alternativi. Se l’incidente compromette posta elettronica, autenticazione o sistemi aziendali, il team deve comunque potersi coordinare.
2. Rilevazione e analisi dell’incidente
La seconda fase consiste nel rilevare l’anomalia e stabilire se si tratta realmente di un incidente.
Le segnalazioni possono provenire da:
- sistemi SIEM;
- strumenti EDR e antivirus;
- firewall e sistemi IDS o IPS;
- monitoraggio dei server;
- log di rete e applicativi;
- dipendenti;
- clienti;
- fornitori;
- autorità o ricercatori di sicurezza.
Non tutti gli alert corrispondono a un attacco. Per questo è necessario analizzare ciò che è accaduto, identificare i sistemi interessati e distinguere un falso positivo da un evento che richiede l’attivazione del piano.
Durante l’analisi vengono raccolte informazioni come data e ora dell’evento, asset coinvolti, account utilizzati, indirizzi IP, processi sospetti, modifiche effettuate e possibili dati esposti.
3. Classificazione e contenimento
Una volta confermato l’incidente, il team deve determinarne gravità, urgenza e impatto.
Un evento limitato a una singola postazione non viene gestito necessariamente come un ransomware che coinvolge più server o come una violazione di dati personali. La classificazione consente di stabilire chi coinvolgere e quali azioni autorizzare.
Il contenimento ha lo scopo di impedire che la minaccia si propaghi. Può prevedere, a seconda del caso:
- isolamento di una macchina dalla rete;
- sospensione di un account;
- blocco di indirizzi IP o domini;
- disabilitazione temporanea di un servizio;
- segmentazione di una parte dell’infrastruttura;
- modifica delle credenziali;
- applicazione di regole temporanee sul firewall.
Queste attività devono essere valutate con attenzione. Spegnere immediatamente un sistema, ad esempio, potrebbe interrompere un servizio essenziale o eliminare informazioni volatili utili all’indagine.
4. Eradicazione della causa
Contenere un incidente non significa averlo risolto. Dopo averne limitato gli effetti, bisogna eliminare la causa che ha permesso la compromissione.
L’eradicazione può includere:
- rimozione di malware e strumenti utilizzati dall’attaccante;
- eliminazione di account non autorizzati;
- correzione di configurazioni vulnerabili;
- applicazione di patch;
- aggiornamento dei software;
- revoca di token e sessioni;
- sostituzione delle credenziali compromesse;
- reinstallazione dei sistemi quando necessaria.
In questa fase si verifica anche se l’attaccante ha mantenuto altri punti di accesso all’interno dell’infrastruttura.
5. Ripristino dei sistemi
La fase di recovery riporta gradualmente sistemi e servizi alla normale operatività.
Il ripristino non dovrebbe consistere nel riaccendere tutto il più velocemente possibile. Prima di rimettere in produzione un sistema è necessario verificare che sia stato bonificato, aggiornato e controllato.
Le attività possono comprendere:
- ripristino da backup verificati;
- ricostruzione di server o postazioni;
- test delle applicazioni;
- riattivazione graduale dei servizi;
- monitoraggio rafforzato;
- verifica delle prestazioni e delle funzionalità;
- controllo dell’assenza di nuove attività sospette.
Backup e procedure di Disaster Recovery diventano quindi componenti essenziali del percorso di recupero. Il Disaster Recovery as a Service, ad esempio, può prevedere la replica di un’infrastruttura virtuale per favorirne il ripristino in seguito a eventi critici.
6. Analisi successiva e lezioni apprese
Conclusa l’emergenza, è necessario ricostruire ciò che è accaduto.
Il team dovrebbe organizzare una revisione formale per rispondere a domande come:
- Qual è stata la causa iniziale?
- Quando è cominciato l’incidente?
- Quanto tempo è servito per rilevarlo?
- Quali sistemi sono stati coinvolti?
- Le procedure hanno funzionato?
- Le responsabilità erano chiare?
- Quali informazioni sono mancate?
- I backup erano disponibili e utilizzabili?
- Quali misure possono ridurre la probabilità che l’evento si ripeta?
Il report conclusivo non deve servire a cercare un colpevole, ma a migliorare strumenti, configurazioni, procedure e competenze.
Cosa si intende con Incident Response Team
L’Incident Response Team, chiamato anche IRT, CIRT o CSIRT a seconda del contesto, è il gruppo incaricato di coordinare la risposta.
Non è composto necessariamente soltanto da tecnici. In base alla gravità dell’evento possono essere coinvolti:
- responsabili IT e cybersecurity;
- sistemisti e amministratori di rete;
- management;
- responsabile della protezione dei dati;
- area legale;
- comunicazione e pubbliche relazioni;
- risorse umane;
- fornitori cloud e tecnologici;
- specialisti di digital forensics;
Non è detto che queste figure debbano essere interne all’azienda. Piccole, medie aziende e organizzazioni in generale possono rivolgersi a specialisti del settore IT, come noi di Vivacloud.
Il piano deve stabilire chi può autorizzare azioni critiche, come isolare un sistema, interrompere un servizio o comunicare l’incidente all’esterno. In emergenza, perdere tempo alla ricerca del responsabile giusto può rallentare il contenimento.
Incident response, Disaster Recovery e Business Continuity: quali sono le differenze?
Questi tre concetti sono collegati, ma non coincidono.
Incident response
Gestisce l’incidente di sicurezza: rilevazione, analisi, contenimento, eradicazione e coordinamento della risposta. Quello che abbiamo approfondito in questo articolo.
Disaster Recovery
Si concentra sul ripristino dei sistemi, delle applicazioni e dei dati dopo un evento che ha compromesso l’infrastruttura.
Business Continuity
Ha un perimetro più ampio. Stabilisce come l’organizzazione può continuare a svolgere le attività prioritarie durante un’interruzione, anche ricorrendo a processi alternativi.
Un buon Incident Response Plan deve quindi dialogare con il piano di Disaster Recovery e con il Business Continuity Plan.
Incident response e obblighi di notifica
Un incidente informatico può generare anche obblighi normativi. Non tutti gli eventi devono essere notificati e le procedure variano in base al settore, alla gravità, ai dati coinvolti e alla normativa applicabile.
Per i soggetti rientranti nel perimetro NIS, le indicazioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale prevedono, per gli incidenti soggetti a notifica, una pre-notifica entro 24 ore e una notifica entro 72 ore. Il piano aziendale deve quindi consentire di raccogliere rapidamente le informazioni necessarie e coinvolgere le funzioni responsabili.
Quando l’incidente comporta una violazione di dati personali, il titolare deve valutarne il rischio.
Se la violazione può comportare un rischio per i diritti e le libertà delle persone, la notifica al Garante deve avvenire senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dalla conoscenza del data breach. Tutte le violazioni devono comunque essere documentate.
Per questo la gestione tecnica deve essere coordinata fin dall’inizio con le funzioni legali, privacy e organizzative.
Come creare un piano di incident response efficace
Un Incident Response Plan utile deve essere completo e, soprattutto, deve poter essere utilizzato durante una situazione di pressione.
Per costruirlo è consigliabile:
- censire sistemi, dati e servizi critici;
- identificare gli incidenti più probabili;
- definire livelli di gravità e criteri di escalation;
- assegnare ruoli e responsabilità;
- predisporre contatti e canali alternativi;
- creare playbook per ransomware, data breach, compromissione degli account e altri scenari rilevanti;
- collegare il piano alle procedure di backup, Disaster Recovery e Business Continuity;
- definire come raccogliere e conservare log ed evidenze;
- stabilire le modalità di comunicazione;
- verificare eventuali obblighi normativi;
- testare periodicamente il piano;
- aggiornarlo dopo ogni esercitazione o incidente.
Le esercitazioni tabletop, durante le quali le persone coinvolte simulano la gestione di uno scenario, aiutano a individuare responsabilità poco chiare, contatti mancanti e decisioni non ancora autorizzate.
Ma come evitiamo gli incidenti di sicurezza?
Anche se abbiamo definito le migliori strategie di gestione di un evento informatico, c’è una domande che quasi tutti si pongono e che abbiamo sentito più volte dai nostri clienti:
Come evito del tutto gli incidenti di sicurezza?
La risposta onesta è che non è possibile eliminare completamente il rischio di un incidente informatico, ma è possibile ridurne la probabilità e limitarne le conseguenze attraverso un approccio preventivo e strutturato.
La sicurezza, infatti, non dipende da un singolo strumento: nasce dalla combinazione di tecnologie, procedure aggiornate e monitoraggio costante dell’infrastruttura.
Per proteggere sistemi, applicazioni e dati è importante adottare misure come l’aggiornamento regolare dei software, la correzione tempestiva delle vulnerabilità, l’utilizzo dell’autenticazione multifattore, la gestione corretta degli accessi e la segmentazione della rete.
A queste attività devono affiancarsi firewall, sistemi antimalware, strumenti di rilevamento delle anomalie e controlli periodici sulle configurazioni.
Anche il monitoraggio svolge un ruolo centrale. Analizzare log, traffico di rete, utilizzo delle risorse e comportamenti anomali permette di individuare più rapidamente segnali che potrebbero indicare un tentativo di attacco o una compromissione già in corso.
Un’altra componente essenziale è rappresentata dai backup. Le copie dei dati devono essere separate dai sistemi principali, protette da accessi non autorizzati e sottoposte a test periodici di ripristino. Un backup disponibile ma mai verificato potrebbe infatti non essere utilizzabile nel momento in cui serve.
La prevenzione comprende anche la formazione delle persone. Molti incidenti iniziano da credenziali sottratte, allegati malevoli, configurazioni errate o autorizzazioni concesse senza un controllo adeguato. Rendere dipendenti e collaboratori più consapevoli aiuta a riconoscere comportamenti sospetti e a segnalare tempestivamente le anomalie.
Vuoi capire se la tua infrastruttura e le tue procedure sono pronte a gestire un incidente informatico e ad elaborare una strategia di incident response? Richiedi una valutazione e parla con i nostri specialisti.